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boscoriserva n° 5 dell’1/7/19: appartamento: Judy blu occhi

Ieri ho incontrato Paolo de Roma (e d’aa Roma). Ho scoperto che è nella mailing list di boscoriserva. Mi ha detto che lui boscoriserva lo conosceva abbastanza bene, epperò se stava a pperde nelle proposte più recenti, che non conosceva. Abbiamo poi parlato di direttive comunitarie e di alberghi (no del Monopoli).

Molare, come dicono i dentisti: fa sempre piacere incontrare dal vivo un/una tuo/a lettascoltatore/trice.

Poi ho incontrato un altro che mi diceva di quell’altro messaggio che ho scritto in quell’altra mailing list. Poi…poi..ce stavamo a scorda’ del festival (chiedo venia, ma ogni volta che vado a Roma mi entra in testa lo “starci a”). Per rientrare nel binario musicale, prima di riprendere quello de fero in direzione nord, chiudiamo questa prima settimana di rubrica con un altro dei superclassici.

(David) Crosby, (Stephen) Stills e (Graham) Nash furono -ai tempi che furono- tra i massimi esponenti di quel rock dalla West Coast che si dava alla ricerca della felicità (che poi forse non era solo il rock, e mi viene da pensare che tutta la storia USA sia una forma molto particolare di ricerca della felicità).

Oggi “stanno tutti bene”, ma allora c’erano, e a volte si accompagnavano con (Neil) Young.

Suite: Judy Blue Eyes è un pezzone. Non difficile da eseguire in versione “da grigliata”, per toccare le vette richiede un uso sapiente di armonie vocali che anche altri colleghi californiani sperimentavano (leggi: gli Spiaggia Ragazzi, Beach Boys) e che furono poi abbondantemente ripresi sia dai Queen che dai Pooh per stare nello Stivale.

Il grande tubo non offre la versione integrale del brano eseguito durante il festival, ma va guardato almeno fino al minuto 1 e qualcosa per notare due cose: il poncho di Stephen Stills e il richiamo che fa al fonico (“a little less bottom end on…guitar…please”). Ti teletrasporti a una trentina di anni dopo, e rivedi che al minuto 1 il nostro sta sempre leticando col fonico…magari lo stesso di allora? Se poi ve la sentite, fate la macchina del tempo completa sulla versione 2012.

[Intro. (Acoustic Guitar)]

It’s getting to the point where I’m no fun anymore
I am sorry
Sometimes it hurts so badly I must cry out loud
I am lonely

I am yours, you are mine, you are what you are
You make it hard

Remember what we’ve said and done and felt about each other
Oh, babe have mercy
Don’t let the past remind us of what we are not now
I am not dreaming

I am yours, you are mine, you are what you are
You make it hard

[Instrumental (Acoustic Guitar)]

Oh, oh, oh, oh, oh
Tearing yourself away from me now you are free
And I am crying
This does not mean I don’t love you I do that’s forever
Yes and for always

I am yours, you are mine, you are what you are
You make it hard

Something inside is telling me that I’ve got your secret
Are you still listening?
Fear is the lock and laughter the key to your heart
And I love you

I am yours, you are mine, you are what you are
You make it hard
And you make it hard
And you make it hard
And you make it hard

[Instrumental (Acoustic Guitar)]

Friday evening
Sunday in the afternoon
What have you got to lose?

Tuesday morning
Please be gone I’m tired of you
What have you got to lose?

Can I tell it like it is? (Help me I’m sufferin’)
Listen to me baby
It’s my heart that’s a sufferin’ it’s a dyin’ (Help me I’m dyin’)
And that’s what I have to lose (To lose)

I’ve got an answer
I’m going to fly away
What have I got to lose?

Will you come see me
Thursdays and Saturdays?
What have you got to lose?

[Instrumental (Acoustic Guitar)]

Chestnut brown canary
Ruby throated sparrow
Sing a song, don’t be long
Thrill me to the marrow

[Instrumental (Acoustic Guitar)]

Voices of the angels
Ring around the moonlight
Asking me said she’s so free
How can you catch the sparrow?

[Instrumental (Acoustic Guitar)]

Lacy lilting lady
Losing love lamenting
Change my life, make it right
Be my lady

[Instrumental (Acoustic Guitar)]

Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo doo doo
Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo

Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo doo doo
Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo

Que linda me la traiga Cuba
La reina del Mar Caribe
Cielo sol no tiene sangreahi
Y que triste que no puedo vaya oh va, oh va

Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo doo doo
Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo

Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo doo doo
Doo doo doo doo doo, doo doo doo doo

Boscoriserva n° 4 del 30/6/19: madre meno figlio

prima edizione 27/2/14

Alla ricerca del Boscoriserva minore, sono andato a pescare cose che rimanevano fuori anche dal radar dei più esperti.

Per una combinazione di assonanze, dalla scaletta del festival ho notato “Motherless child” dei Sweetwater, che a me sembrava “Fortunate one” dei Creedence Clearwater Revival (ho forse l’assonanza l’avrò notata nel nome del gruppo?). “Giocoforza” come dice il mio amico Maurizio di sotto Firenze nella sua dimora accogliente, mi è toccato andare a sentirla.

La filmografia ufficiale del festival non offre l’esibizione dei Sweetwater, né ho trovato nell’economia del quarto d’ora dedicato alla rubrica Boscoriserva fimati bootleg riversati da qualche pensionato che andò all’evento con la cinepresa.

Però ho trovato un’altra chicca: l’esibizione del gruppo nello stesso anno in uno studio televisivo, introdotti nientepopodimenoche da Bing Crosby (do you remember, “White Christmas” ecc).

Anche il brano dei Blood, Sweat & Tears era in studio, e tutto sommato ci si calavano bene. I Sweetwater invece fanno un effetto strano. E’ come se fossero sul palco di Boscoriserva, e in postproduzione li abbiano trasferiti in uno spazio diverso. E questo mi ha fatto effetto.

Ma più effetto mi ha fatto come Bing introduce il gruppo: “The most unique combination of talents on record today“.

Ora…dire nel 1969 che i Sweetwater erano “la più speciale combinazione di talenti oggi sui dischi” è un classico caso di sindrome del “o ci sei o ci fai”.
Se gli autori del programma “c’erano” vivevano musicalmente negli anni ’50 e ignoravano tutta la saranbanda di bande che imperversava in quelle lande. Se ci facevano, allora non volevano mettere il gruppo nella giusta dimensione. Se poi la sera dopo arrivavano ospiti Jimi Hendrix, Janis Joplin o uno degli altri 50 grupponi di allora come dovevano presentarli???

Notare anche il sagace umorismo degli autori televisivi dell’epoca: Questo gruppo è qua per un caso non dipendente da noi…li aveva scritturati Dean Martin, ma ha annullato la data quando ha saputo che nel nome del gruppo c’era la parola “acqua”.

L’altra cosa molto, molto interessante di questo brano è che si scopre che all’epoca un sacco di gruppi cantavano gli stessi pezzi…ma per oggi ho scritto troppo e ci ho un treno da prendere a 40 km da questo punto tra 75 minuti. Buon viaggio a me e buon ascolto a voi.

sometimes I feel like a motherless child | a volte mi sento come un figlio senza la mamma

a long way from my home | e mi sento lontano da casa

sometimes I feel like there’s nobody there | a volte mi sento come se non ci fosse nessuno

a long way from my home | e mi sento lontano da casa

Parte “boscoriserva”

Dopo l’esperienza dei branobag del 2012, al via “boscoriserva“, una rubrica quotidiana (dal lunedì al venerdì) in cui ogni mattina, più presto possibile, viene pubblicato sul blog personale di pibinko un articolo contenente un brano musicale e un testo.

Mentre i 116 episodi del branobag spaziavano senza particolari limiti tra epoche, generi e continenti musicali diversi, boscoriserva nasce con un obiettivo molto più definito: rileggere il Festival di Woodstock, senza legarsi a particolari ricorrenze o anniversari, ma magari pensando a una ricorrenza che potrebbe tenersi in primavera.

Potete seguire gli articoli del boscoriserva dal link http://www.pibinko.org/tag/boscoriserva